P. Mazzolari, Della fede, Edizione critica a cura di M. Maraviglia, Dehoniane, Bologna 2013 cfr. Academia.edu

P. Mazzolari Della fede

Indice

Introduzione (di Mariangela Maraviglia) p. 5;
Storia controversa di un libro molto auspicato p. 5;
Nei meandri della censura p. 11;
La «fiduciosa confidenza» del vescovo Cazzani p. 14;
Le bozze scomparse p. 23;
Dire la fede come «vita» p. 28;
Le fonti: dal Diario a «La Vie intellectuelle» p. 35;
Mazzolari lettore di Yves Congar e Marie Dominique Chenu p. 43;
Pagine «attese e appaganti» p. 49;
Nota alla presente edizione p. 56;
Ringraziamenti p. 57.
Primo Mazzolari, Della fede
Humanus sermo p. 61;
Humana plenitudo p. 83;
Vox vitae p. 103;
Il travaglio dell’uomo di fede p. 131;
La grammatica della fede p. 145;
Il mistero dell’incredulità p. 149;
«Credi tu questo?» p. 165;
Lettera inedita del vescovo di Cremona Giovanni Cazzani (16 giugno 1943) p. 171.

Abstract

«Riguardo al libro di Mazzolari, mi hanno dato di lui informazioni così impressionanti, che non desidero pronunciare a riguardo della sua dottrina giudizio alcuno. Mi si dice che faccia parte di un gruppo di modernisti». Queste allarmate e lapidarie parole inviate il 17 luglio 1943 dal cardinal Ildefonso Schuster al vescovo di Cremona Giovanni Cazzani pongono una pietra tombale sulla possibilità di pubblicare il saggio Della fede che don Primo aveva concluso nel marzo dello stesso anno, ma che potrà vedere la luce soltanto sulle pagine del quindicinale «Adesso» nel 1955.

Il vescovo Cazzani, in una lettera al parroco di Bozzolo rinvenuta di recente nell’Archivio Colla e pubblicata in appendice del volume, si mostra comprensibilmente preoccupato per le reazioni che il libro può suscitare sia nei lettori che negli occhiuti censori romani. Della fede, infatti, possiede all’ennesima potenza lo stigma mazzolariano della parola che comunica, quasi senza mediazioni, le urgenze dell’animo. Fin dalle prime pagine l’autore prende le distanze da un cristianesimo conformista, dalla «dimissione» dei propri principi in cambio di falsi privilegi – trasparente il rimando all’abbraccio «costoso» con il fascismo – e individua i possibili interlocutori nei «cercatori di ogni strada, che si sono liberati «dalle strutture libresche per rigustare il sapore di un discorso umano».